Scrive Raffaele De Grada, ad apertura del catalogo di Maria Arria Malara, edito da G. Pontari nel luglio del 1995:" Povertà, nudità, estrema semplicità della visione, questi sono i sentimenti bene espressi dalla pittrice reggina, una sedia isolata in una stanza borghese, che sembra dipinta da un iperrealista, un'altra sedia dipinta raffigurata in controluce con una composizione assolutamente originale, sono altrettanti "ritratti" di questo oggetto di uso quotidiano, essenziali nella sua figurazione ... "
Questo mondo intimo e raccolto, questa umiltà del linguaggio pittorico hanno fermato il mio sguardo portandomi poi a una riflessione più profonda, che mi ha consentito di entrare nell'immaginario dell'artista, cogliendone tutte le vibrazioni, i nessi profondi, le motivazioni nascoste della sua pittura.
Le tele di Maria Arria Malara ci trasportano in un'atmosfera sospesa, attraverso la rappresentazione di un paesaggio che è come uno scenario mobile, strutturato in un linguaggio che si espande nei colori e nelle forme della sua arte pittorica.
E la comunicazione che ne scaturisce, certamente, come scrive Raffaella Frangipane "si approfondisce nei campi della spiritualità".
Una spiritualità che si traduce in una materia che si scompone in un uso del colore che ben traduce tutte le tensioni dell'artista, sottolineandone
l'ispirazione più segreta, il linguaggio cifrato dell'anima.
E Giuseppe Selvaggi: " ... una delle magie della pittura è proprio questa, che Maria Arria Malara ottiene con sicurezza di intuito e di consapevolezza: il reale come stimolatore delle infinite realtà seppellite nella nostra psiche, pronte ad emergere dalla loro apparente irrealtà. .. Nei lavori di Maria Arria Malara è infatti molto presente questa aspirazione a far riemergere l'idea di una natura rivisitata, la realtà di luoghi e paesaggi trasfigurati da una luce che, se da una parte può rappresentarsi come quella del paesaggio del sud, dall'altra sembra tendere a cancellare contorni, immergendo alberi e colline in una atmosfera rarefatta e silente.
E proprio questo silenzio che dilaga fra i canneti e gli uliveti, passa sulle corolle recise che raccontano la breve vita di un fiore, supera, dalle finestre spalancate sul verde, l'ostacolo della prigione di una stanza, si concentra sugli interni pieni di suggestiva bellezza, si posa sulle sedie vuote che sembrano in attesa di misteriose presenze.
© Giglio 2014














